La teoria del caos

La divisione del lavoro
Caos e dialettica

Il materialismo dialettico, elaborato da Marx ed Engels, non si limitava ad occuparsi dell'economia politica, ma rappresentava una visione complessiva del mondo. Engels, in particolare, cercÚ di dimostrare nelle sue opere che la natura stessa Ë prova della correttezza sia del materialismo che della dialettica.

Va da sË che in questa mia ricapitolazione della matematica e delle scienze naturali - scrisse - si trattava di convincere me stesso (Š) che nella natura sono operanti, nell'intrigo degli innumerevoli cambiamenti, quelle stesse leggi dialettiche del movimento che anche nella storia dominano la apparente accidentalitý degli avvenimenti; (...).16

Da allora ogni nuovo importante passo avanti nella scoperta scientifica ha confermato il punto di vista di Marx ed Engels, sebbene gli scienziati, date le implicazioni politiche derivanti da un'associazione con il marxismo, raramente ammettano la validitý del materialismo dialettico. L'avvento della teoria del caos fornisce ora nuovo sostegno alle idee fondamentali dei fondatori del socialismo scientifico. Fino ad ora il caos Ë stato generalmente ignorato dagli scienziati, oppure da essi considerato alla stregua di una seccatura o di qualcosa da evitare. Un rubinetto gocciola, a volte con regolaritý, a volte no; il movimento di un fluido Ë turbolento o non lo Ë; il cuore batte regolarmente, ma a volte va in fibrillazione; il clima Ë caldo o freddo. Ovunque ci sia un moto che sembra caotico - e avviene dappertutto intorno a noi - generalmente esso non suscita che timidi tentativi di indagine scientifica.

Quali sono allora le caratteristiche generali dei sistemi caotici? Avendoli descritti in termini matematici, quali applicazioni ha questa matematica? Uno dei fenomeni a cui Gleick e altri hanno tributato maggiore attenzione Ë quello battezzato "effetto farfalla". Nel corso del suo programma di simulazione del clima, Lorenz si trovÚ a fare una singolare ed importante scoperta. Una delle sue simulazioni si basava su dodici variabili, incluse, come abbiamo detto nel capitolo precedente, relazioni non lineari. ScoprÏ che, avviando la simulazione con valori leggermente diversi dagli originali (una serie di dati veniva arrotondata a sei decimali e la seconda a tre) l'evoluzione del "clima" simulata dal computer ben presto si discostava radicalmente dallo sviluppo della simulazione originale: dove ci si sarebbe aspettata appena una perturbazione si configurava invece, dopo solo una fugace iniziale somiglianza, un modello climatico completamente diverso. Questo significa che, in un sistema complesso non lineare, una lieve modifica dei dati immessi puÚ produrre un radicale cambiamento dei risultati. Sulla Terra virtuale di Lorenz una variazione equivalente al battito d'ali di una farfalla provocava un uragano in un'altra parte del pianeta; da qui la denominazione. Data la complessitý delle forze e dei processi che determinano il clima, questo non puÚ mai essere predetto se non con un orizzonte temporale di brevissimo periodo. Infatti il pił grande computer meteorologico del mondo, quello del Centro europeo per le previsioni climatiche a medio termine, esegue fino a 400 milioni di calcoli al secondo, riceve 100 milioni di rilevamenti climatici diversi da tutto il mondo ogni giorno ed elabora dati in tre ore di lavoro continuo per ottenere una previsione valida per dieci giorni. Eppure oltre i due o tre giorni queste previsioni non sono pił certe e perdono ogni valore oltre i sei o sette giorni. Dunque la teoria del caos pone limiti definiti alla prevedibilitý dell'evoluzione di sistemi complessi non lineari.

» strano tuttavia che Gleick e altri abbiano prestato cosÏ tanta attenzione all'effetto farfalla, come se infondesse un'aura mistica alla teoria del caos. » stabilito da tempo (se non espresso in un modello matematico) che in altri sistemi altrettanto complessi una piccola variazione di dati puÚ produrre enormi conseguenze, ovvero che un accumulo di "quantitý" si puÚ trasformare in "qualitý". C'Ë solo una differenza inferiore al 2%, per esempio, tra il corredo genetico di base degli uomini e quello degli scimpanzÈ, una differenza che si puÚ quantificare in termini di chimica molecolare. Eppure, nei procedimenti complessi e non lineari di traduzione di un "codice" genetico nel corrispondente essere vivente, questa piccola differenza marca la diversitý tra una specie e un'altra.

Il marxismo si applica a quello che Ë, forse, il pił complesso dei sistemi non lineari: la societý umana. Con infinite interazioni tra innumerevoli soggetti, la politica e l'economia costituiscono un sistema talmente complesso che al suo confronto il sistema climatico planetario puÚ sembrare un meccanismo ad orologeria. Tuttavia, come nel caso di altri sistemi "caotici", la societý puÚ essere studiata con metodo scientificoŠ purchÈ, come per il clima, si comprendano i limiti di tale indagine.

Purtroppo il libro di Gleick non Ë chiaro sulle possibilitý di applicazione della teoria del caos alla politica e all'economia. Egli cita un esperimento di Mandelbrot, che ha inserito nel suo computer IBM i valori corrispondenti a cento anni di quotazioni del cotone alla Borsa di New York.

Ogni particolare variazione di prezzo era casuale e imprevedibile - scrive - ma la sequenza dei mutamenti era indipendente dalla scala; le curve per le variazioni giornaliere e mensili dei prezzi coincidevano perfettamenteŠ Il grado di variazione, nel tipo di analisi usato da Mandelbrot, era rimasto costante su un periodo tumultuoso di sessant'anni che aveva visto due guerre mondiali e una depressione.17

Queste conclusioni non si possono accettare acriticamente. PuÚ essere vero che, entro certi limiti, sia possibile incontrare gli stessi schemi matematici giý emersi in altri modelli o sistemi caotici ma, data per assodata la complessitý quasi illimitata della societý umana e dell'economia, Ë inconcepibile che eventi rilevanti come le guerre non producano effetti destabilizzanti su questi comportamenti. I marxisti si propongono di dimostrare che la societý si presta a uno studio scientifico. In contrasto con coloro che vedono solo confusione, i marxisti concepiscono lo sviluppo umano come il prodotto di forze materiali e individuano una descrizione scientifica delle categorie sociali come le classi, e cosÏ via. Se gli sviluppi della scienza del caos porteranno ad accettare il fatto che il metodo scientifico Ë valido anche in politica e in economia, allora avrý prodotto un contributo di grande valore. Tuttavia, come Marx ed Engels hanno sempre sostenuto, l'economia politica non Ë una scienza esatta; se da un lato Ë possibile delineare tendenze e sviluppi di portata generale, una conoscenza dettagliata e profonda di tutte le variabili in gioco e di tutte le condizioni non Ë possibile.

Malgrado i prezzi del cotone, il libro di Gleick non Ë in grado di provare che la visione marxista sia errata. Per di pił non ci viene spiegato perchÈ Mandelbrot, a quanto pare, si limiti ad osservare un comportamento significativo nei prezzi di soli 60 anni, mentre aveva a disposizione i dati di oltre 100 anni. Inoltre, in un'altra parte del libro, lo stesso Gleick aggiunge che "gli economisti hanno in pił occasioni ricercato ´attrattori straniª nelle tendenze del mercato dei titoli, ma finora non li hanno trovati". Nonostante le apparenti limitazioni applicative in campo economico e politico, Ë chiaro tuttavia che l'"addomesticamento" matematico di sistemi considerati caotici e imprevedibili ha implicazioni profonde per la scienza nel suo complesso e apre molte nuove prospettive per lo studio di processi che in passato erano fuori dalla portata dell'indagine scientifica.

La divisione del lavoro

Una delle caratteristiche principali dei grandi scienziati del Rinascimento era che essi erano uomini completi, dotati di una formazione a tutto tondo. CiÚ metteva in condizione, per esempio, Leonardo da Vinci, di essere allo stesso tempo un grande ingegnere, matematico e meccanico, cosÏ come un geniale artista. Lo stesso si puÚ dire di D¸hrer, Machiavelli, Lutero e numerosi altri, a proposito dei quali Engels scrisse:
Gli eroi di quell'epoca non erano ancora sotto la schiavitł della divisione del lavoro, che ha reso cosÏ limitati ed unilaterali tanti dei loro successori.18

Naturalmente la divisione del lavoro gioca un ruolo necessario nel processo di sviluppo produttivo. Sotto il capitalismo perÚ, essa Ë stata spinta a livelli cosÏ estremi che comincia a mutarsi in un ostacolo. Da un lato la divisione estrema tra lavoro intellettuale e manuale implica che milioni di uomini e donne sono costretti a una vita di lavoro monotono e ripetitivo sulla linea di produzione, privati della possibilitý di manifestare la creativitý e l'inventiva insite in ogni essere umano. All'altro estremo abbiamo invece lo sviluppo di una specie di casta sacerdotale di intellettuali che attribuisce a se stessa il diritto esclusivo al titolo di "custode della scienza e della cultura". Man mano che questi ultimi si allontanano dai veri centri vitali della societý, ciÚ influenza negativamente la loro coscienza tanto da condurli a sviluppare le loro capacitý in un modo limitato e unilaterale. Se Ë vero che ormai un abisso separa gli "artisti" dagli scienziati, la stessa comunitý scientifica Ë frammentata da divisioni sempre pił profonde tra specializzazioni sempre pił ristrette. » ironico il fatto che, proprio nel momento in cui crollano le "linee di demarcazione" tra fisica, chimica e biologia, sia diventato praticamente invalicabile l'abisso che divide tra loro differenti rami, poniamo, della fisica.

CosÏ James Gleick descrive la situazione:
Ben pochi profani si rendono conto di quanto nettamente divisa fosse ormai la comunitý scientifica, trasformata in una sorta di nave da battaglia con paratie stagne per evitare qualsiasi infiltrazione. I biologi avevano giý abbastanza da leggere senza bisogno di tenere il passo con la letteratura matematica; anzi, gli stessi biologi molecolari avevano abbastanza da leggere anche senza volersi tenere aggiornati sulla biologia delle popolazioni. I fisici avevano modi migliori di spendere il loro tempo che quello di sfogliare i periodici di meteorologia.

In questi ultimi anni l'avvento della teoria del caos Ë uno degli indizi che qualcosa comincia a cambiare nella comunitý scientifica. In misura sempre crescente gli scienziati dei diversi settori sentono di avere in qualche modo raggiunto un punto morto; Ë necessario aprire strade nuove. PerciÚ la nascita della matematica del caos Ë una prova, come Engels avrebbe potuto rilevare, del carattere dialettico della natura e ci ricorda che la realtý Ë formata da sistemi dinamici - in ultima analisi persino da un unico sistema dinamico - e non dai modelli che, per quanto possano essere utili, non sono che astrazioni della realtý stessa. Quali sono le principali caratteristiche della teoria del caos? Gleick le descrive nel modo seguente:
Per alcuni fisici il caos Ë una scienza di processo anzichÈ di stato, di divenire anzichÈ di essere. [I fautori della teoria del caos] sono convinti di contribuire a rovesciare una tendenza diffusa nella scienza: il riduzionismo, l'analisi di sistemi nei termini delle loro parti componenti: quark, cromosomi o neuroni che siano. Essi ritengono di dover indagare la globalitý.

Il metodo del materialismo dialettico Ë precisamente quello di guardare al "processo pił che allo stato, al divenire pił che all'essere." Sempre pił intensamente nei decenni passati avevo cominciato a intuire che i vecchi atteggiamenti riduzionistici stavano raggiungendo un punto morto e che persino alcuni degli scienziati fisici pił ostinati incominciavano ad essere stufi di astrazioni matematiche che ignoravano la reale complessitý del mondo. Questi ultimi sembravano cercare a tentoni, semicoscienti, un approccio nuovoŠ e perciÚ, pensai, stavano varcando i confini imposti dall'approccio tradizionale come non lo si faceva da anni, forse da secoli.19

PoichÈ il caos Ë una scienza di sistemi dinamici totali e globali, piuttosto che di parti separate, esso rappresenta - in effetti - una difesa non dichiarata della concezione dialettica. Fino ad ora la ricerca scientifica Ë stata troppo confinata nelle sue parti costituenti. All'inseguimento del "particolare", lo scienziato diventa troppo specializzato e, non di rado, perde la visione del "tutto". La sperimentazione e le razionalizzazioni teoriche sono divenute, cosÏ, sempre pił distanti dalla realtý. Oltre un secolo fa, Engels criticÚ la limitatezza di ciÚ che definÏ il metodo metafisico, che consisteva nel considerare le cose in modo isolato, a scapito della visione complessiva. Il punto di partenza dei sostenitori della teoria del caos era proprio una reazione a tale metodo, che essi denominarono "riduzionismo". Engels spiegÚ che la "riduzione" dello studio della natura a discipline separate Ë, entro certi limiti, necessaria e inevitabile:
Quando riflettiamo sulla natura o sulla storia dell'umanitý o sulla nostra attivitý intellettuale, in primo luogo vediamo un labirinto senza fine di collegamenti nel quale nulla rimane identico a se stesso, restando dove e come era, ma tutto si muove, cambia, si realizza e muoreŠ Ma questa concezione, corretta nell'esprimere le caratteristiche generali, un ritratto del fenomeno complessivo, non basta a spiegare i singoli dettagli che costituiscono il quadro, e fin tanto che non possiamo farlo non puÚ esserci chiaro il quadro complessivo. Per comprendere questi dettagli dobbiamo separarli dal loro contesto naturale o storico ed esaminare ciascuno separatamente, secondo la sua natura, le cause e gli effetti particolari, ecc.

Ma, come Engels ammoniva, una ritirata eccessiva verso il "riduzionismo" avrebbe portato a una visione non dialettica, o a una deriva verso idee metafisiche.

L'analisi della natura nelle sue singole parti, la ripartizione dei diversi fenomeni e degli oggetti della natura in classi determinate, l'indagine dell'interno dei corpi organici nelle loro molteplici conformazioni anatomiche sono state la condizione fondamentale dei progressi giganteschi che nella conoscenza della natura gli ultimi quattrocento anni ci hanno portato. Ma questo metodo ci ha del pari lasciata l'abitudine di concepire le cose e i fenomeni della natura nel loro isolamento, al di fuori del loro vasto nesso d'insieme; di concepirli perciÚ non nel loro movimento, ma nel loro stato di quiete, non come essenzialmente mutevoli, ma come delle costanti fisse, non nella loro vita ma nella loro morte.20

Poniamo, dunque, a confronto quanto sostenuto da Engels con il seguente brano tratto dal libro di Gleick:
Gli scienziati scompongono gli oggetti e ne osservano successivamente le varie parti, una dopo l'altra. Se vogliono esaminare l'interazione di particelle subatomiche, ne riuniscono due o tre. Ci sono infatti abbastanza complicazioni. Il potere dell'autosomiglianza comincia perÚ a livelli di complessitý molto maggiori. Si tratta di considerare la totalitý.21 Se sostituiamo la parola "riduzionismo" con "metodo di pensiero metafisico", scopriamo che l'idea fondamentale espressa Ë identica. Ora vediamo quale conclusione trasse Engels dalla sua critica al riduzionismo ("il metodo metafisico"):
Per la dialettica, invece, che abbraccia le cose e le loro immagini concettuali essenzialmente nel loro nesso, nel loro concatenamento, nel loro movimento, nel loro sorgere e tramontare, fenomeni come quelli che abbiamo riferiti sopra sono altrettante conferme della maniera con cui essa peculiarmente procede. La natura Ë il criterio di prova della dialettica e noi dobbiamo dire a lode della moderna scienza della natura che essa ha fornito a questo criterio di prova un materiale estremamente ricco che va accumulandosi giornalmente e che di conseguenza essa ha dimostrato che, in ultima analisi, la natura procede dialetticamente e non metafisicamente. (...) Ma poichÈ sino ad ora i naturalisti che hanno appreso a pensare dialetticamente si possono contare sulle dita, la confusione senza limiti che domina oggi nella scienza teorica della natura e che porta alla disperazione maestri e scolari, scrittori e lettori si spiega con questo conflitto tra i risultati che sono stati scoperti e la maniera tradizionale di pensare.22

Pił di un secolo fa, il vecchio Engels descrisse precisamente lo stato attuale delle scienze fisiche. Questo stato di cose Ë riconosciuto pubblicamente da Ilya Prigogine (premio Nobel per la chimica nel 1977) e Isabelle Stengers nel loro libro La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, nel quale scrivono quanto segue:
Fino a un certo punto c'Ë un'analogia tra questo conflitto (quello tra la fisica newtoniana e le nuove idee scientifiche) e quello che ha fatto sorgere il materialismo dialettico (Š). L'idea di una storia della natura come parte integrante del materialismo era sostenuta da Marx e, con maggiore approfondimento, da Engels. Gli sviluppi moderni della fisica, la scoperta del ruolo costruttivo giocato dall'irreversibilitý, hanno posto all'ordine del giorno nell'ambito delle scienze naturali una questione che a lungo era stata sollevata dai materialisti. Per loro, comprendere la natura significava considerarla in quanto capace di produrre l'uomo e le sue societý.

Nel tempo in cui Engels scriveva la Dialettica della natura, poteva sembrare che la fisica si fosse liberata dal meccanicismo e che si imponesse l'idea di uno sviluppo storico della natura. Engels cita tre scoperte fondamentali: l'energia e le sue leggi che governano le trasformazioni qualitative; la cellula, entitý costitutiva degli esseri viventi che permette di comprendere ad un tempo l'unitý del mondo vivente e la capacitý degli organismi di svilupparsi; infine la scoperta darwiniana dell'evoluzione della specie. Dal rinnovamento della scienza della sua epoca, Engels concluse che il meccanicismo era morto (Š).23 Nonostante tutti i meravigliosi passi in avanti compiuti dalla scienza e dalla tecnologia, permane una profonda sensazione di malessere. Un numero sempre crescente di scienziati comincia a ribellarsi all'ortodossia prevalente e cerca nuove soluzioni per i problemi che hanno di fronte. Prima o poi questo processo Ë destinato a sfociare in una nuova rivoluzione scientifica di una portata paragonabile a quella di Einstein e Planck avvenuta quasi un secolo fa. » un fatto significativo che all'epoca delle sue scoperte anche lo stesso Einstein fosse ben lontano dall'appartenere all'establishment scientifico.

L'ortodossia, per la maggior parte del XX secolo - osservaGleick - Ë stata la fisica delle particelle, la quale Ë andata esplorando i mattoni della materia a energie sempre maggiori, a scale sempre pił piccole, in intervalli di tempo sempre pił brevi. Dalla fisica delle particelle sono venute teorie sulle forze fondamentali della natura e sull'origine dell'universo. Eppure alcuni fisici giovani sono oggi sempre pił insoddisfatti per la direzione assunta dalla pił prestigiosa delle scienze. Si comincia a considerare lento il progresso, i nomi assegnati alle nuove particelle sembrano futili, il corpus della teoria disordinato. All'avvento del caos, gli scienziati pił giovani credettero di assistere a un mutamento di direzione per tutta la fisica. Il campo era stato dominato anche troppo a lungo, secondo loro, dalle scintillanti astrazioni delle particelle ad alta energia e della meccanica quantistica.

Caos e dialettica

Allo stato attuale delle cose Ë prematuro esprimere un giudizio definitivo sulla teoria del caos. Tuttavia, ciÚ che Ë chiaro Ë che questi scienziati procedono a tentoni in direzione di una visione dialettica della natura. La legge dialettica della trasformazione della quantitý in qualitý (e viceversa), ad esempio, riveste un ruolo di primo piano nella teoria del caos:
[Von Neumann] riconobbe che un sistema dinamico complicato poteva avere punti di instabilitý: punti critici in cui una piccola spinta poteva avere grandi conseguenze, come nel caso di una palla in equilibrio sul cocuzzolo di una collina.

E ancora:
Nella scienza, come nella vita, Ë ben noto che una catena di eventi puÚ avere un punto di crisi in cui piccoli mutamenti sono suscettibili di ingrandirsi a dismisura. Ma il caos significava che tali punti erano dappertutto. Erano onnipresenti.24

Questi e molti altri passaggi rivelano una singolare rassomiglianza tra certi aspetti della teoria del caos e la dialettica. Ma la cosa pił incredibile Ë che la maggior parte dei pionieri del "caos" sembrano non avere la pił pallida cognizione non solo degli scritti di Marx ed Engels, ma persino di Hegel! Se da una parte ciÚ costituisce una conferma ancora pił rilevante della correttezza del materialismo dialettico, dall'altra Ë fonte di rammarico che una struttura filosofica e una metodologia adeguate siano state negate alla scienza cosÏ insensatamente e per cosÏ tanto tempo. Per 300 anni la fisica si Ë basata su sistemi lineari. Il termine "lineare" si riferisce al fatto che, tracciando tale equazione su un grafico, ne risulta una linea continua. In effetti, gran parte della natura sembra operare proprio in questo modo; per questo motivo la meccanica classica Ë stata in grado di descriverla adeguatamente. Tuttavia molti processi in natura non sono lineari e non si possono comprendere per mezzo di sistemi lineari. Il cervello sicuramente non funziona in modo lineare, e nemmeno l'economia con i suoi cicli caotici di espansioni e recessioni. Un'equazione non lineare non si esprime con una linea retta, ma tiene conto della natura irregolare, contraddittoria e frequentemente caotica della realtý.

"Tutto questo mi fa provare molto disagio quando sento le affermazioni dei cosmologi, convinti di aver compreso del tutto le origini dell'universo, eccezion fatta per il primo millisecondo circa del big bang. E quando vedo la sicumera con cui i politici ci assicurano che una buona dose di monetarismo sarý un bene per noi, tanto da considerare qualche milione di disoccupati alla stregua di un piccolo inconveniente trascurabile. L'ecologo matematico Robert May espresse opinioni simili nel 1976: ´Non solo nella ricerca, ma anche nel mondo quotidiano della politica e dell'economia, ce la caveremmo tutti meglio se pił gente si rendesse conto che sistemi non lineari semplici non possiedono necessariamente proprietý dinamiche sempliciª".25

I problemi della scienza moderna si potrebbero superare molto pił facilmente adottando un metodo dialettico cosciente (inteso come opposto di inconsapevole, casuale, empirico). » chiaro che le implicazioni filosofiche generali della teoria del caos sono argomento di dibattito tra gli scienziati che la sostengono. Gleick cita Ford, "un autoproclamato profeta del caos", quando afferma che caos significa "sistemi affrancati, resi liberi di esplorare in modo casuale ogni loro possibilitý dinamica (Š)". Altri parlano di sistemi apparentemente casuali, ma forse la definizione migliore Ë di Jensen, un fisico teorico di Yale, il quale definisce il "caos" come "il comportamento irregolare e imprevedibile di sistemi deterministici, non lineari e dinamici".

Piuttosto che elevare la casualitý a principio della natura, come sembra fare Ford, la nuova scienza fa il contrario: mostra inconfutabilmente che i processi che erano considerati casuali (e possono essere ancora considerati tali per gli scopi della vita quotidiana) sono tuttavia mossi da un determinismo di base, non il rozzo determinismo meccanicistico del XVIII secolo, bensÏ un determinismo dialettico.

Alcuni dei proclami fatti in nome della nuova scienza sono molto ambiziosi e, con l'affinamento e lo sviluppo dei metodi e delle tecniche, potrebbero dimostrarsi veri. Alcuni dei suoi esponenti arrivano al punto di affermare che il XX secolo sarý ricordato per tre cose: la relativitý, la quantistica e il caos. Albert Einstein, pur essendo uno dei fondatori della teoria dei quanti, non si Ë mai rassegnato all'idea di un universo non deterministico. In una lettera al fisico Niels Bohr, insisteva che "Dio non gioca a dadi." La teoria del caos non solo ha dimostrato che Einstein aveva su questo una posizione corretta, ma, pur muovendo i suoi primi passi, costituisce una conferma brillante della concezione fondamentale del mondo proposta da Marx ed Engels pił di un secolo fa.

» davvero sorprendente che cosÏ tanti fra i difensori della teoria del caos, che cercano di rompere con la metodologia assurdamente "linearista" ed elaborano una nuova matematica "non lineare" pił adatta alla realtý turbolenta della natura in evoluzione sembrino essere completamente inconsapevoli dell'unica vera rivoluzione nella scienza logica avvenuta in due millenni: la logica dialettica elaborata da Hegel e successivamente perfezionata su basi scientifiche e materialistiche da Marx e da Engels. Quanti errori, vicoli ciechi e crisi nella scienza si sarebbero potuti evitare se gli scienziati avessero padroneggiato una metodologia che riflettesse autenticamente la realtý dinamica della natura, invece di combatterla ad ogni piË sospinto!

16. Engels, Anti-D¸hring, pag. 15.
17. J. Gleick, Caos, la nascita di una nuova scienza, pag. 88.
18. Engels , Dialettica della natura, pag. 38.
19. J. Gleick, op. cit, pagg. 36, 11, 12.
20. Engels, Anti-D¸hring, pag. 27.
21. J. Gleick, op. cit. pag. 119.
22. Engels, op. cit., pag. 29.
23. Prigogine e Stengers, La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza, pag. 210.
24. J. Gleick, op. cit. pagg. 12, 23, 27.
25. Ian Stewart , Dio gioca a dadi?, pag. 27.

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